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Personaggi

Bernardo Biancale

Fig. 1 - Autoritratto, 1914.

Nato a Sora il 24 settembre 1869 dal pittore autodidatta Pietro. Fu il primogenito di dieci fratelli: Vincenzo, Annunziata, Domenico, Filomena, Attilio, Erminio, Restituta, Rocco, e un ultimo morto in età neonatale1. Ebbe una giovinezza controversa poiché, secondo alcuni, frequentava “giovani scapigliati, senza un quattrino in tasca”. A 19 anni si iscrisse all’Istituto di Belle Arti di Napoli dove insegnavano Gioacchino Toma, Stanislao Lista e il Licata2 che contribuirono ad offrire al giovane studente un ambiente artisticamente stimolante ma staticamente accademico. Nel tempo libero frequentava la bottega del falegname Luigi Fosca, fratello del ben più famoso scultore Pasquale.3

Rientrò presto a Sora dopo una breve parentesi romana. Nella sua città natale entrò in contatto col il gruppo dei danesi (Zartmann, Kroyer, Peterssen, Mayer-Ross, ed altri) che si erano stabiliti in città4. Di Mayer –Ross fu a lungo allievo5.

Allestì nel 1898 una prima mostra personale a Sora nella sua abitazione e nello stesso anno fu ammesso alla R. Esposizione Triennale dell’Accademia di Belle Arti di Milano6. Contrariamente a quanto affermato in passato non prese mai parte alla Biennale di Venezia.

Nel 1902 decise di trasferirsi a Parigi, capitale artistica d’Europa, per dare una svolta alle ristrettezze economiche personali e della numerosa famiglia. Prese casa nel quartiere degli artisti di Montmartre e presto fu raggiunto dai fratelli Attilio e Erminio. Sposò Marta, la figlia di un gioielliere di La Rochelle, per il quale aveva eseguito in passato qualche ritratto7. Espose con fortuna il quadro Sogni Materni8.

I fratelli rientrarono tutti in Italia allo scoppio della Prima Guerra mondiale, in tempo per rivedere la madre che morì improvvisamente il giorno dopo. A Sora eseguì su commissione la decorazione della chiesa di San Rocco9 e della chiesa di S. Andrea Apostolo di Campoli Appennino10. Il gruppo dei fratelli con Marta tornò in Francia nel 1919 e dove Bernardo ricominciò a dipingere su tela e ad esporre in pubblico. Nello stesso anno incontrò Antonio Valente, il geniale scenografo e compaesano, l’attore E. Coqueline e frequentava saltuariamente anche Picasso del quale non condivideva lo stile pittorico e per il quale era oggetto di scherno per essere ancora osservante di una pittura classicheggiante di scuola napoletana lontana dagli sviluppi modernisti di cui Parigi era permeata11.

Dal 17 al 28 maggio del 1926 presentò a Parigi una Exposition d’ouvres anciennes et recentes12. Rimasto vedovo e solo, fu ospitato dal fratello Erminio a Parigi per circa due anni. Conobbe la giovane cantante lirica di origini sorane Virginia Ventre della quale si innamorò, sposandola, all’età di circa sessant’anni. Ciò suscitò le perplessità del fratello Erminio che era preoccupato per le sorti del non più giovane Bernardo a causa della salute cagionevole della sposa trentenne.

Dal 9 al 24 luglio 1943 partecipò alla mostra organizzata in Rue de la Paix dalla sezione parigina del Sindacato Fascista di Belle Arti in una Parigi ancora – non per molto - occupata dai nazisti. Con lui esponevano nella sezione pittura Massimo Campigli, Giorgio De Chirico, Filippo de Pisis, M. Fumo, Gino Severini, Mario Tozzi. Dal 15 al 30 settembre dello stesso anno espose alla galleria Suzanne Froissard in rue la Boltie 12. L’ultima mostra personale conosciuta fu presso la galleria Charpentier in rue du Faubourg Saint Honore nel 195813.

Morì accidentalmente, come riportato dal giornale Le Figaro, all’età di 91 anni il 28 febbraio 1959. Tutti i suoi beni e molti dei quadri furono venduti all’asta per ripianare i debiti contratti a causa delle costose e vane cure per la mogie Virginia14.

Sebbene considerato un buon pittore di scuola napoletana di fine Ottocento ed inizi del Novecento, le molteplici occasioni che gli si aprirono durante il lungo soggiorno della Parigi delle avanguardie (impressionismo, cubismo, fauvismo e poi il futurismo, ecc.) non sono state sufficienti a distinguerlo dalla massa di ritrattisti classicisti che temevano il distacco dall’arte puramente accademica. Gli viene dunque rimproverato di aver mancato l’esplorazione dei nuovi e numerosi orizzonti pittorici al tempo estremamente variegati e complessi.

Raccolta Note

1. Caldaroni A., e Rizzello M., Alle soglie dell’arte moderna. Bernardo Biancale e la sua famiglia, Sora, Tipografia dell’abbazia di Casamari, 1991, p. 7-8.

2. Ibidem, p. 10.

3. Ibidem, p. 9.

4. Ibidem, p. 11.

5. Lauri A., Dizionario dei cittadini notevoli di Terra di Lavoro, Sora, D’Amico, 1915, p. 26.

6. Caldaroni A., e Rizzello M., Alle soglie dell’arte moderna. Bernardo Biancale e la sua famiglia, Sora, Tipografia dell’abbazia di Casamari, 1991, p. 12.

7. Ibidem, p. 13.

8. Lauri A., Dizionario dei cittadini notevoli di Terra di Lavoro, Sora, D’Amico, 1915, p. 26.

9. Caldaroni A., e Rizzello M., Alle soglie dell’arte moderna. Bernardo Biancale e la sua famiglia, Sora, Tipografia dell’abbazia di Casamari, 1991, p. 14.

10. Conflitti B., Monografia di Campoli Appennino, Isola del Liri, 1928, pp.33-34.

11. Caldaroni A., e Rizzello M., Alle soglie dell’arte moderna. Bernardo Biancale e la sua famiglia, Sora, Tipografia dell’abbazia di Casamari, 1991, p. 14.

12. Anonimo, Exposition d’ouvres anciennes et recentes, Paris, M. Bernheim-Jeune, 1926.

13. Caldaroni A., e Rizzello M., Alle soglie dell’arte moderna. Bernardo Biancale e la sua famiglia, Sora, Tipografia dell’abbazia di Casamari, 1991, p. 18.

14. Ibidem, 1991, p. 20.

Bibliografia

Caldaroni A., e Rizzello M., Alle soglie dell’arte moderna. Bernardo Biancale e la sua famiglia, Sora, Tipografia dell’abbazia di Csamari,1991.

Carbone A., La città di Sora, Sora 1970, p. 318.

Lauri A., Il pittore Bernardo Biancale, in Comune di Sora. Note illustrative sulla città di Sora, Sora 1934, pp. 28-29.

Lauri A., Dizionario dei cittadini notevoli di Terra di Lavoro, Sora, D’Amico, 1915.

Biancale M., Ricordo di Bernardo Biancale, in La Gazzetta Ciociara del 24 maggio 1959.

Anonimo, Exposition d’ouvres anciennes et recentes, Paris, M. Bernheim-Jeune, 1926.